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La Novartis è una delle case farmaceutiche che ha incassato fior di milioni di euro grazie al vaccino per l’influenza A/H1N1. Nasce dalla fusione di Ciba-Geigy e Sandoz.
Medici senza Frontiere, nel 2007, ha reso pubblica la notizia secondo la quale la compagnia farmaceutica Novartis ha fatto causa al Governo Indiano perché permetteva la produzione di farmaci generici dai costi contenuti al fine di permettere ai paesi del terzo mondo di poter acquistare i farmaci occorrenti per la popolazione locale. Ma la multinazionale Novartis, la cui sede è in Svizzera, è conosciuta anche per altre “performance.” L’amministratore delegato Daniel Vasella, non perde neanche una seduta ai meeting del Gruppo Bilderberg. Il Gruppo Bilderberg, a sua volta, è una creazione della famiglia Rothschild ed è stato governato per anni da uomini come David Rockefeller e Henry Kissinger. Questo organismo risponde ad una società segreta britannica chiamata Round Table. Inizialmente questa società era guidata da Cecil Rhodes, che saccheggiò l’Africa del Sud per conto dei Rothschild. Vasella ha preso parte all’ultimo incontro del Bilderberg avvenuto lo scorso maggio, proprio mentre veniva artatamente creato il panico per la diffusione dell’influenza suina e mentre, guarda caso, la sua società presentava il vaccino.
Andiamo avanti. Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, dichiarò come “pandemica” l’influenza suina quando di pandemia ancora non si trattava. Ma cos’ facendo sono stati appositamente creati i presupposti per esercitare i poteri speciali previsti in caso di emergenza e avviare le vaccinazioni forzate di massa. L’organo consultivo dell’OMS che sancisce e fa rispettare le regole per la vaccinazione comprende, non a caso, dirigenti della Baxter, Novartis, GSK e Sanofi Pasteur.
In Italia, il Ministero della Salute Pubblica si è da tempo affidato alla Novartis per i vaccini. Questa volta, però, la fiducia concessa alla casa farmaceutica per il vaccino a/H1N1 ha portato sotto inchiesta il ministero,sia per l’allarmismo disseminato in maniera incosciente, sia per i milioni di euro che ha pagato alla società farmaceutica in cambio di numerosi dosi che si sono rivelate addirittura in esubero rispetto alle richieste. La Corte dei conti, infatti, setacciando una parte della documentazione in possesso circa la fornitura dei vaccini, ha sollevato parecchie eccezioni. Ma si è dovuta scontrare con la segretezza di Stato imposta per “ragioni di emergenza”. In sostanza lo Stato non ha permesso di conoscere le modalità di creazione e consegna del vaccino, né il suo costo. Tanto meno ha prospettato la possibile visione del contratto di acquisto chiuso con la Novartis.
L’atto con il quale la Corte dei Conti ha tentato di vederci chiaro è del 21 settembre 2009, delibera n. 16/2009/P.
Il primo appunto della Corte dei Conti è stato sul metodo. E’ stata criticata l'assenza di qualsiasi garanzia sull’esito delle ricerche che, di fatto, avrebbero dovuto sancire il successo del vaccino e la non pericolosità per la popolazione che l’avrebbe usato. In realtà pare che sul contratto sottoscritto dal Ministero non sia stata garantita alcuna certezza sul vaccino, né in termini di funzionalità, né di pericolosità.
I Giudici non hanno trovato neanche quelle clausole che avrebbero dovuto condizionare la parte venditrice proprio lì dove vi era carenza della certezza sul buon esito del prodotto. Al contrario, si sono scoperte delle clausole che prevedevano dei vantaggi sull’IVA a favore della Novartis e nessuna sanzione in caso di mancato rispetto sui tempi di consegna del vaccino.
Con la scusa della pandemia, e quindi, dello stato di “emergenza”, sono stati omessi tutti i parametri di tutela che avrebbe dovuto avere un contratto che prevedeva la fornitura di medicinali per un valore di svariate centinaia di euro. Non solo. Sempre lo stesso contratto era carente di quelle clausole necessarie, ed essenziali, ai fini della tutela della popolazione che avrebbe usato quel vaccino. Il ministero, insomma, ha accettato di acquistare un prodotto farmaceutico dalle dubbie funzionalità e dalle sconosciute possibili controindicazioni. Ovviamente, per non dover incorrere, poi, in mille procedimenti penali e civili che la popolazione avrebbe riversato sul ministero, quest’ultimo ha obbligato i cittadini a firmare un documento con il quale il vaccinato si accollava tutta la responsabilità in caso di effetti controindicati e non specificati. In sostanza, dopo aver allarmato la popolazione oltre il dovuto, lo Stato ha caricato sulle spalle dei cittadini il pericolo nel quale avrebbero potuto incorrere, lavandosene le mani ed infischiandosene di non aver sorvegliato ed obbligato la casa farmaceutica ad immettere sul mercato un prodotto sicuro ed efficiente. Un’altra clausola capestro, per il ministero è stata quella che prevedeva un pagamento di 24 milioni di euro – IVA esclusa – a favore della Novartisi qualora questa non avesse avuto l’autorizzazione ad immettere sul mercato il vaccino già prodotto. E, di contro, cosa succederebbe se Novartis dovesse violare le disposizioni essenziali del contratto? Dal punto di vista del pagamento non succederebbe nulla. Percepirebbe ugualmente il suo compenso. Nella documentazione in possesso della Coerte dei Conti si legge infatti che «il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato».
I rilievi della Corte dei Conti si sono estesi anche si motivi che hanno indotto lo Stato a sigillare il contratto con la segretezza. Certo, si sa che in ogni rilevante contratto industriale ci sono sempre clausole di riservatezza. Ma nel contratto in questione si va ben oltre. Fra le informazioni riservate sono state infatti inserite anche questioni che non dovevano, né potevano rimanere segrete, perché si trattava di forniture che avvenivano con «evidenza pubblica». Per il vaccino si voleva rendere segreta perfino l’esistenza stessa del contratto, non solo i suoi contenuti.
Da qui in poi le indagini non si sono potute approfondire.Il contratto è stato basato sulla trattativa riservata ed è stato secretato come previsto nei casi di eventi calamitosi “di natura terroristica” (ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003) E mentre l’Italia concedeva ad occhi chiusi milioni di euro alla Novartis, (per la quale rimandiamo ad un altro articolo presente su questo numero l’approfondimento sulle sue origini), mettendo a rischio la vita di milioni di cittadini, la Polonia si ribellava allo strisciante sciacallaggio messo in atto dalle case farmaceutiche che spingevano gli stati ad acquistare il loro vaccino. Dopo aver orchestrato una campagna allarmista in tutto il mondo occidentale, le società farmaceutiche hanno fatto di tutto per obbligare i governi a sottostare alle loro richieste. Il governo polacco, però, non si è piegato ed il 6 novembre 2009, così replicava alle case farmaceutiche:"Sappiamo che le società farmaceutiche che vendono questi vaccini contro l'influenza H1N1 non vogliono assumere la responsabilità degli effetti secondari di questi preparati" ha dichiarato Tusk alla stampa. "Rifiutano di lanciare esse stesse sul mercato questi vaccini, perché sanno che la loro responsabilità giuridica sarebbe più importante. Queste società ci chiedono delle clausole che non sono conformi alla legislazione polacca, e che fanno ricadere tutta la responsabilità sul governo del paese: gli effetti secondari e le indennità eventuali". Queste sono state le parole di Ewa Kopacz, ministro della salute polacco, in una conferenza stampa in cui spiegava le motivazioni che l’hanno spinta a rifiutare le offerte delle case farmaceutiche del vaccino contro l’influenza suina. E’stata la prima volta che una nazione intera ha respinto il vaccino. Tutte le altri nazioni lo hanno accettato. La Polonia, invece, ha voluto fare di più, e considerando una truffa questa imposizione, l’ha respinta al mittente. Tutto ciò succedeva mentre in Italia partiva il quinto carico di vaccini, molti dei quali sarebbero rimasti inutilizzati.
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