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Scritto da Administrator
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Domenica 24 Gennaio 2010 04:44 |
Sulla questione di Rosarno pensiamo sia necessario aggiungere qualche altra riflessione. Dopo aver assistito alla sceneggiata messa in piedi da Santoro, ad "Anno zero", sceneggiata, peraltro, già annunciata dalla politica di destra e di sinistra, si è avuta la conferma che il sistema, quando non sa che pesci prendere, scarica su altri le proprie responsabilità.
Santoro, una volta tanto, è stato concorde con le direttive del potere al governo. In sostanza ha sostenuto la tesi che a dirigere le incursioni, tra l'altro difensive, dei rosarnesi, è stata la mafia locale, cioè la n'dranghtea. Per cui i cittadini del paese calabro, se da una parte hanno scansato l'accusa d'essere razzisti, dall'altra si sono presi quella di essere conniventi con la mafia.
Queste accuse, a nostro parere, sono un modo maldestro, ma anche vigliacco, del governo che tende a scaricare al proprio destino un territorio dove sono accaduti fatti che hanno dell'incredibile. E per tali si intendono quelli che hanno visto un branco di extracomunitari scagliarsi contro la popolazione locale. Le reazioni di difesa messe in pratica da quest'ultima sono state etichettate dallo Stato e dalla sinistra come razziste e mafiose.
In sostanza il buon cittadino rosarnese si sarebbe dovuto far massacrare, possibilmente senza lamentarsi, perché anche quel lamento sarebbe stata opera della sua connivenza mafiosa e del suo modo di non essere solidale.
Fin qui, le cazzate che ci hanno propinato le eccelse menti che milioni di inebediti dalla propaganda sel sistema hanno votato, e di quella sinistra sempre troppo cieca e sorda per valutare con obiettività le situazioni che accadono sotto i loro occhi.
Vediamo, invece, come stanno davvero le cose. Si è detto che i rosarnesi sono stati lo strumento, la manovalanza della mafia, con o senza il diretto consenso di questa. E allora c'e' da chiedersi quale interesse avrebbe avuto la mafia nell'innescare una guerra civile in un paese così piccolo e, probabilmente, poco significativo in termini di guadagno.
Ma anche ammettendo un interesse economico, che al massimo si basava sul pizzo agli extracomunitari che, si e no, guadagnavano 25 euro al giorno, quale interesse, aveva la mafia a far cessare l'incasso e a mettere a repentaglio la presenza di coloro che taglieggiava. Non solo. E' risaputo che la mafia ama fare le cose in silenzio. Colpisce lo stato solo quando si sente minacciata direttamente e troppo da vicino. La bomba scoppiata recentemente proprio a Reggio Calabria è l'ennesima dimostrazione dell'applicazione delle regole mafiose.
Ma in linea generale, meno è l'attenzione delle istituzioni, maggiore è il raggio di movimento dei mafiosi ed altrettanto maggiori sono gli incassi.
La guerra di Rosarno ha portato in quel territorio un numero spropositato di poliziotti, caranbinieri e guardia di finanza; ha messo sotto controllo tutte le attività pubbliche e private, sta rischiando di far saltare coperture ed accordi sottobanco e sono a rischio gli affiliati alle cosche che sono stati inseriti nelle istituzioni pubbliche.
Insomma,se fosse stata la mafia ad aizzare il popolo rosarnese, avrebbe commesso un errore madornale per essersi portata a casa occhi indiscreti ed il potere di uno stato che non è mai esistito.
Nei confronti degli extracomunitari, invece, la guerriglia ha prodotto l'allontanamento di questi con la relativa perdita dell'incasso sul pizzo, la macerazione della frutta sugli alberi ed una serie infinita di problematiche create dagli ultimi eventi.
E' mai possibile che i padrini calabresi si siano rincoglioniti di colpo? E' mai possibile credere sempre alle fandonie che questo governo incapace di rappresentarsi ci proprina quotidianamente? E' mai possibile credere ad un Santoro che attacca a testa bassa forte solo della sua convinzione marxista?
Rosarno, in realtà è una polveriera etnica come tante altre presenti nel nostro Paese. In quella piccola cittadina è successo qualcosa che dovrebbe allarmare coloro che continuano a stipare nella nostra nazione decine di migliaia di immigrati, così come si tenta di stipare altri indumenti in un armadio già troppo pieno.
Nascondersi dietro lo spauracchio della mafia, per il governo è il fatto tangibile della sua incapacità ad intervenire e, allo stesso tempo, della sua cecità di fronte ad un problema che, prima o poi, non sarà più circoscritto ad un piccolo paese calabro.
Una cosa però, è stata chiara, sia per il governo che per gli extracomunitari esagitati. Ed è stato il messaggio che è partito dalla Calabria: c'è un limite alla sopportazione ed ai soprusi. Oltre quel limite il popolo italiano non è intenzionato ad andare, ed oltrepassarlo vuol dire svegliare una belva che sonnecchia troppo, ma che se viene istigata può diventare estremamente pericolosa. Quando inizia ed essere messa in discussione la propria sopravvivenza, non esiste un solo popolo disposto a farsi annientare da stranieri e falsità di Stato.
Il monito è stato chiaro. Sia preso in considerazione da chi di dovere.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Gennaio 2010 17:20 |
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