Martedì, 07. Settembre 2010
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Quello che succede in Afghanistan PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 15 Febbraio 2010 00:14

E' un inverno del 2009 quando un giovane impiegato statale afghano scompare senza lasciare traccia di se. Si mobilitano i parenti che si disperano in un affannosa ricerca senza esito. Khost è la cittadina in cui viveva ed è scomparso il giovane. Neanche i taliban sanno qualcosa sul suo conto. Tanto meno il governatore della provincia.


E' passato l'inverno, poi la primavera e l'estate. Del giovane impiegato nessuna notizia.

Ma un giorno, arriva alla famiglia un biglietto. Porta l'intestazione della Croce Rossa. Il giovane impiegato afgano ha scritto qualche frase di suo pugno e ha mandato il biglietto ai suoi parenti per far sapere loro che è vivo e che stava bene. Dice di trovarsi a Bagram, una prigione americana distante 300 chilometri dal luogo del suo rapimento. Sono stati i militari statunitensi a prelevarlo di forza mentre tornava a casa. Il biglietto finisce avvisando che non sa quando potrà ritornare a casa libero.

Anni addietro furono i Pashtun ad applaudire per l'arrivo degli americani. Erano considerai i liberatori occidentali che avevano tolto di mezzo gli odiati russi. Ma oggi, i liberatori di ieri non sono più visti di buon occhio. L'esercito americano, pur di cercare il modo di sconfiggere i talebani e Al Qaeda, arresta ogni sospettato, a volte basandosi su dei semplici indizi.

Gli arresti vengono compiuti di sorpresa e le famiglie delle persone coinvolte rimangono completamente all'oscuro delle sorti dei loro parenti imprigionati.

Gli arrestati finiscono spesso in prigioni segrete, spesso allestite nelle stesse basi americane. Oggi gli afgani temono molto di più i raid notturno delle forze americane che i loro bombardieri. Questo timore, che si sta allargando a macchia d'olio, sta provocando le prime ribellioni contro l'esercito americano che, da libertatore, ora è visto come occupante.

Novembre 2009. Tre e 15 del mattino. Un'esplosione violenta fa sobbalzare gli abitanti di un quartiere residenziale di Ghazni, una città nel sud dell'Afghanistan. Sono stati i soldati americani che hanno fatto irruzione nella casa del portavoce del ministro dell'agricolutra afgano, Majidullah Qarar. Ma il ministro non c'è. In casa si trovano solo i suoi parenti. Quattro di loro stanno dormendo nella dipendeance della villa.

La violenta esplosione ha fatto accorrere sul luogo un venditore di bazar locale che ha cercato di ostacolare con il proprio corpo l'entrata dei militari americani in casa del ministro. E' stato abbattuto da un proiettile. Ferito, si è trascinato in casa riuscendo ad entrare. La scena viene vista da un fornaio, che è anche il cugino dell'uomo ferito. Cerca di soccorrerlo, ma anche lui viene raggiunto da un proiettile. Cade a terra ferito a sua volta. I due gridano verso gli abitanti della casa perché scappino. Due bambini, terrorizzati da quanto sta succedendo rimangono impietriti dalla paura nei loro letti.

I soldati non stanno cercando il ministro ma un certo Habib-ur Rahman che lavora per il governo ed è un programmatore di computer. Ha tradotto windows nella lingua pashtun in modo che il sistema operativo possa essere usato anche negli uffici pubblici.

Perchè l'esercito amercano cercava quell'uomo? Perchè avevano ricevuto una soffiata secondo la quale la persona faceva parte di Al Qaeda. Sia il ricercatore che suo cugino vengono prelevati e portati in una base americana. Dopo due giorni il cugino viene rilasciato, ma del programmatore non si hanno più notizie.

In quale prigione sia rinchiuso, nessuno lo sa. Ufficialmente esistono nove luoghi di detenzione americane nel paese. Vengono chiamate field detection sites cioè, siti di detenzione.

Nei primi anni di guerra le nove prigioni erano un luogo intermerdio dove i detenuti venivano fatti fermare prima di essere trasferiti a Bagram, nella provincia di Parwan. Una prigione, quest'ultima, diventata molto nota per le violenze subite dai prigionieri.

Quando è trapelata la voce secondo la quale a Bagram venivano usati sistemi di tortura sui prigionieri per estorcere loro informazioni che, spesso non possedevano, il posto è entrato nel mirino dei mezzi di informazione.

Sicchè i responsabili del luogo di detenzione, per mostrare una facciata diversa, si sono messi all'opera ripulendo la prigione da ogni possibile indizio di tortura, mentre i prigionieri torturati sono stati trasferiti in altri luoghi, questa volta segreti, dove le torture sono continuate tranquillamente.

Ma non è solo nei luoghi segreti che la violenza contro i prigionieri raggiunge la bestialità umana. Di 24 detenuti liberati ed intervistati, 17 hanno denunciato atti di violenza e maltrattamenti sul luogo del sequestro o lungo il tragitto verso la prigione.

I detenuti che gli americani considerano "non pericolosi" subiscono ugualmente la stessa procedura degli altri. Un medico, Hajji Ehsanullah, è stato prelevato dalla provincia meridionale di Zabul e portato in una prigione distante oltre 300 chilometri. E' tornato a casa dopo tredici giorni con le cicatrici dei morsi di cane e mancanza parziale della memoria dovuta alle botte prese sulla testa.

L'esercito americano aveva abbandonato il medico presso una stazione di servizio a Khost dopo tre giorni di interrogatori.

Altri prigionieri sono meno fortunati. Nei villaggi del Sud dell'Afghanistan la popolazione, a maggioranza pashtun, racconta di persone uccise subito dopo l'arresto. A dicembre 2009, gli americani compiono un raid nel villaggio di Motai, nella provincia Khost. Uccidono sei persone arrestandone nove. Dopo due giorni dagli avvenimenti, a qualche chilometro di distanza dalla più grande base americana della zona, vengono ritrovati i corpi di due detenuti. Hanno ancora le manette di plastica ai polsi. Ovviamente gli ufficiali americani respingono ogni coinvolgimento e si rifiutano di commentare come sono andate le cose durante il raid.

Ancora altri accadimenti mettono sotto accusa in metodi statunitensi applicati sulla popolazione inerme afgana. Sempre nel 2009 l'esercito americano compie un altro raid a Zaiwalat, un villaggio nella provincia di Wardak. Arrestano nove persone che vengono portate a Rish Khor. Sono interrogate per tre giorni e messe in un container d'acciaio, continuamente ammanettati e tenuti sempre svegli. L'accusa verso i nove prigionieri è quella di aver dato acqua, cibo e riparo ai taliban. Dal posto di detenzione, dopo gli interrogatori e le violenze fisiche e piscologiche subite, vengono trasferiti a Bargram, dove saranno rilasciati quattro mesi dopo.

Alcune associazioni afgane per la difesa dei diritti umani ritengono che gli americani usino siti segreti dove svolgere i loro interrogatori basati sulla violenza contro i detenuti. Uno di questi posti si sospetta che sia proprio quello dove sono stati incarcerati i nove arrestati messi nel container. L'esercito americano, di contro, nega l'esistenza stessa di un simile posto presso quella provincia.

Bagram, comunque sia, è l'ultima fermata per tutti i prigionieri che riescono a sopravvivere. La chiamano "la Guantanamo di Obama". Da Bagram, nel 2002 partivano i prigionieri diretti a Guantanamo, Cuba. In seguito è diventata la destinazione dei principali sospetti catturati durante la guerra.

La prigione è posta in un vecchio hangar sovietico. Non ha finestre ed è formata da due file di piccole celle simili a gabbie, continuamente illuminate. Le guardie camminano su una passerella sopraelevata da dove possono controllare meglio i detenuti.

Alcuni dei prigionieri, per poter estorcere loro le informazioni, vengono picchiati e sottoposti a musica a tutto volume ventiquattro ore al giorno. Vengono privati del sonno, spogliati e costretti ad assumere posizioni che i militari chiamano "stress position. Le luci sono continuamente accese per far perdere la cognizione del tempo. Con questi metodi, nel 2002, sono morti due prigionieri.

Davanti al decesso dei due detenuti le autorità americane hanno cercato di cambiare le cose. Ora a Bagram le torture sono cessate. Ma continuano in altri siti di cui si suppone solo l'esistenza. Non solo. Nella stessa Bagram pare sia quasi certo che esiste un'altra prigione tenuta segreta. In sostanza i detenuti potrebbero trovarsi ancora nello stesso luogo ma all'interno di un'altra struttura. E' talmente certa l'esistenza di una seconda struttura carceraria che gli stessi prigionieri l'hanno ribattezzata "prigione nera. E la temono fortemente.

Nella prigione nera ci è finito un medico afgano, Noor Muhammad, che viveva a Kajaki nella provincia meridionale di Helmad. Il medico aveva un laboratorio in cui curava tutti, taliban compresi. Gli americani hanno fatto irruzione nell'ambulatorio e in casa sua uccidendo 5 persone. Lo hanno arrestato insieme a suo padre.

Il giorno dopo il padre è stato ritrovato ucciso con ancora le manette di plastica ai polsi. Il medico, invece, è stato portato nella prigione nera.
Oggi la racconta così:"C'era un corridoio stretto con molte celle su entrambi i lati, un grosso cancello d'acciaio e delle luci forti...non si capiva quando era notte e quando era giorno.

E' stato messo in isolamento in una stanza senza finestre, senza cibo e senza acqua. E quando doveva essere interrogato i soldati lo trascinavano per il collo. L'accusa era quella di aver prestato soccorso ai taliban. Il medico si è difeso dicendo che era suo dovere curare ogni essere umano taliban o funzionario governativo che fosse.

Dopo diverso tempo Muhammad è stato rilasciato. Non ha più riaperto l'ambulatorio ed ha lasciato il suo villaggio. Oggi ha paura degli americani quanto dei taliban. E' "contento" della morte del padre perché non è costretto a vivere nell'inferno in cui lui si trova.

Bagram, nonostante l'interessamento delle autorità americane, delle associazioni mondiali per i diritti dell'uomo, di Amnesty International, continua ad essere un luogo dove la gente viene torturata e violentata anche psicologiamente. Non esistono diritti per coloro che hanno la sfortuna di finire prigionieri in quella struttura. Non esiste avvocato difensore che dica ai detenuti quali sono i reati contestati. Molti di loro, infatti, non sanno neanche per quale motivo si trovano in quelle celle.

Per finire, l'estate scorsa, il generale americano Stanley MacChrystral, capo delle forze armate americane in Afghanistan ha promesso meno vittime civili, meno raid in case e maggiore trasparenza nelle prigioni. Le truppe statunitensi hanno applicato regole di ingaggio più severe. Ora possono detenere un prigioniero non più di 96 ore. Poi lo devono consegnare alle autorità afgane. Inoltre le forze afgane devono guidare le perquisizioni delle case. Ma ai soldati, questi cambiamenti, non sono stati graditi. E allora hanno aggirato l'ostacolo burocratico in un modo molto semplice.

Arrestano i sospetti e li trattengono fino allo scadere delle 96 ore. Dopo di che li consegnano agli afgani. Questi li maltrattano per bene e li rimandano dagli americani per altre 96 ore, e così via, fino allo sfinimento.

Un altro modo per aggirare le regole è quello di chiamare le forze speciali, i berretti verdi, i quali non sono soggetti al comando della Nato e quindi non hanno i vincoli di sorta. Sono loro, adesso, che compiono la maggior parte dei raid notturni, e senza la presenza delle truppe afgane. Gli arrestati, poi, vengono fatti "sparire" nelle prigioni segrete e li vengono torturati fino all'ottenimento delle informazioni o della morte del detenuto.

E così, dopo l'arresto del medico Muhammad e l'uccisione del padre, un anno dopo gli americani, usando le procedure fuori dal controllo Nato, hanno arrestato suo nipote. Due mesi dopo sono stati arrestati anche altri abitanti del villaggio. Uno di essi dice che ormai esiste uno schema prevedibile dei fatti: i taliban fanno le imboscate ai convogli americani per poi ritirarsi nelle campagne. Quindi gli americani tornano sul luogo dell agguato e arrestano i sospetti. Con questo gioco, nell'arco di due anni, gli americani hanno ucciso, durante i loro raid, sedici persone. Mentre nello stesso periodo i taliban hanno ucciso una persona senza prendere nessuno come ostaggio.

Facendo mente locale, sembra che gli afgani siano costretti a vivere le stesse situazioni che erano accadute in Italia durante la guerra civile. Solo che non erano i taliban ad attaccare i convogli americani, ma i partigiani a colpire quelle tedesche. Rappresaglie ed arresti venivano compiuti anche allora dall'esercito colpito.

Oggi il posto dei nazisti l'hanno preso gli americani. Ma nessuna Norimberga è stata messa in atto per condannare chi sta massacrando una popolazione affamata, estremamente povera e lasciata allo sbando totale.

Queste notizie non vengono riprese da nessun quotidiano forcaiolo e impasato nel potere massonico sionista. Per noi gli americani devono essere visti come i soliti eroi che muoiono per amore universale, per filantropia democratrica. Ma se si ha il coraggio di cercare e denunciare la verità, l'unica che può togliere il mantello della dignità umana dalle spalle di chi si è investito di onori e glorie per nascondere massacri ed orrori perpetrati nei decenni, ecco cosa si viene a scopire. Ecco cosa sta succedendo in Afghanistan.

Commenti

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Sono comunista e sono perfettamente d'accordo con questo articolo. E' grave?
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Dovresti chiederlo ai tuoi compagni se esprimere la tua opinione su un sito fascisrta è grave. Io credo che sia difficile non essere d'accordo su quanto è stato scritto, ma non perché sia al di sopra di ogni critica ciò che puoi leggere qui, ma perché quanto è stato riportato è la pura realtà con qualunque colore politico la si voglia analizzare.
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It is very interesting.I hope Afghanistan will go better.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Aprile 2010 22:23
 

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