Le Ausiliarie
Premessa (parte terza)
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I partigiani comunisti assassinarono anche una ausiliaria francescana: si chiamava Angela Maria Tam, era di Buglio al Monte, in provincia di Sondrio. Venne fucilata il 6 maggio. La famiglia riuscì ad entrare in possesso del suo ultimo biglietto: "Viva l'Italia" Che Gesù la benedica e la riconduca all'amore e all'unità per il nostro sacrificio. Così sia".
Le due vittime più giovani furono Luciana Minardi e Marilena Grill: sedici anni. Luciana Minardi, di Imola, era al fronte, sul Senio. con battaglione "Colleoni" della Divisione "San Marco", addetta al telefono da campo e al cifrario. Aveva rischiato la vita cento volte. Durante la ritirata, il comandante del battaglione le affidò il gagliardetto perché lo portasse in salvo. Catturata dagli inglesi, Luciana riesce a disfarsi del gagliardetto, gettandolo nel Po. Gli inglesi la rilasciano dopo un breve interrogatorio. Gettata la divisa, torna dai genitori, sfollati a Cologna Veneta, in provincia di Verona. Ma qualcuno avverte i partigiani comunisti della zona che quella ragazzina "è una fascista". Vanno a prenderla a metà maggio, i mitra puntati alla gola dei genitori, la portano sull'argine del torrente Guà e, dopo innominabili violenze sessuali, la massacrano. "Adesso chiama la mamma porca fascista!", le grida il comunista che la uccide con una raffica.
Marilena Grill era di Torino, lavorava all'Ufficio ricerche dispersi. Il 28 aprile i partigiani vanno a prenderla in casa dei genitori, dov'è tornata. Chiede di indossare la divisa. La tengono cinque giorni alla caserma "Valdocco". Un colpo alla nuca la liquida il 3 maggio.
All'istituto di medicina legale dell'Università di Torino è probabilmente ancora possibile consultare il registro del mese di maggio 1945, al quale attinse Giorgio Pisanò per completare i capitoli dedicati alle ausiliarie della sua opera Storie delle Forze Armate della RSI pubblicata a Milano nel 1967. E' dal suo libro che si riportano questi due verbali:
"Autopsia n. 7065. Entrata 3 maggio. Uscita 11 maggio. Provenienza: stazione Porta Nuova. Diagnosi: omicidio per arma da fuoco. Causa della morte: lesioni al cranio, torace, addome. Indossa la divisa militare della Repubblica, con mostrine recanti fascetti rossi. Una A rossa sulla tasca sup. sx. Si tratta di cadavere di giovane donna dell'apparente età di 18 - 20 anni. Capelli neri rasati a zero"
"Autopsia n 7143. Entrata 11.6, uscita 17.6. Provenienza fiume Po dietro caserma dei pompieri Barriera Milano. Diagnosi: omicidio per arma da fuoco. Causa della morte: lesioni cranio-cerebrali e toraco-addominali. Riferiscono che questa giovane donna, già ausiliaria presso i reparti della Repubblica, sia stata prelevata e collocata in un canile di via Nizza, indi prelevata e uccisa. Veste una gonna grigia e un giubbetto rosso a grosse fasce bianche trasversali, ha capelli color castano scuro rasati a zero. Si tratta di cadavere di giovane donna dall'apparente età di 17 - 19 anni, incinta al settimo mese circa di gestazione. All'ispezione sono rilevabili n. 6 fori tondeggianti d'arma da fuoco del diametro di circa 1 cm circondati da orletto escoriativo nerastro situati 2 vicini alla regione laterale sx del collo, un terzo alla regione precordiale e gli altri tre al basso ventre".
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Abbiamo voluto diffondere questi crudeli e terribili momenti, che rappresentano, peraltro, solo una piccola parte di ciò che accadde dopo il 25 aprile '45 alle ausiliarie, perché siamo convinti del fatto che gli italiani sono ancora all'oscuro delle molte terribili cose accadute. Ma tradiremmo i sentimenti più sacri delle ausiliarie cadute, se ci lasciassimo stravolgere dal rancore e dalle recriminazioni. Esse, come dimostrano le loro ultime lettere, furono le prime a perdonare. Purtroppo, le loro nobili parole non sono state raccolte, e l'Italia, dopo tanti anni, è l'unico Paese del mondo occidentale che, dilaniato da una sanguinosa guerra civile, non ha saputo trovare (come la trovarono gli Stati Uniti e la Spagna) la forza morale di comprendere in un unico abbraccio i caduti della parte vincente e quelli della parte soccombente, insegnando ai giovani a rispettare la memoria.
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