Repubblica Sociale Italiana

8 Settembre 1943
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- Ore 10. Il Re riceve al Quirinale in visita di presentazione, l’incaricato d’affari tedesco Rhan e gli dichiara che l’Italia combatterà sino in fondo al fianco della Germania.
Dopo l’incaricato d’affari tedesco, il sovrano riceve il nostro ambasciatore a Berlino Parriani – nominato da poche ore - e lo trattiene in lungo colloquio senza far cenno alcuno alla capitolazione.
Ore 11. Il capo del governo maresciallo Badoglio riceve a sua volta l’incaricato tedesco e gli dichiara:
“Sono uno dei tre più vecchi marescialli d’Europa: Mackensen, Pètain, Badoglio: potete pensare che con me si possa mancare ad una parola d’onore?”.
- Eisenhower avverte Badoglio che la radio diffonderà l’accettazione della resa italiana.
- Informato del telegramma di Eisehower, il Re convoca il consiglio della Corona. Mentre il consiglio è in corso la Reuter diffonde una prima notizia dell’armistizio. Il nostro ministro della stampa e propaganda, Galli, ordina al direttore dell’Agenzia Stefani di smentire la notizia.
- Il Ministero della stampa e propaganda comunica ai giornali quotidiani che “nella giornata non potrà essere fatta nessun’edizione straordinaria”.
- Alle 13 la radio trasmette il bollettino di guerra n.1201- e nessuno, ascoltandolo, prevede che esso sarà l’ultimo- che dice:
“Sul fronte calabro reparti italiani e germanici ritardano, in combattimenti locali, l’avanzata delle truppe britanniche. L’aviazione italo-tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28.000 t., nei pressi dell’isola Favignana un piroscafo da 15.000 t. è stato colpito con siluro da un nostro aereo. Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno Benevento ed alcune località delle province di Salerno e di Bari perdendo complessivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia germanica e 7 dall’artiglieria contraerea”.
- Il Ministro Rhan chiede al nostro Ministro degli esteri conferma delle notizie trasmesse dalla Reuter. Il Segretario Generale del Ministero, Ambasciatore Rosso, le smentisce.
- Alle 18,30 la radio alleata trasmette una dichiarazione letta dal Generale Eisenhower, del seguente tenore:
“L’Esercito italiano ha capitolato senza condizioni. Ho concesso un armistizio, le cui condizioni sono state approvate dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dalla Russia sovietica. Ho pertanto agito nell’interesse delle Nazioni Unite. Il governo italiano ha dichiarato di sottomettersi a queste condizioni senza riserve. L’armistizio entra subito in vigore. Tutti gli italiani che coopereranno ad affrontare l’aggressore tedesco dal territorio italiano otterranno l’aiuto delle Nazioni Unite”.
- Un comunicato radio, partito da Londra, aggiunta alle dichiarazioni di Eisenhower dice:
“Le Nazioni Unite informano che l’armistizio concluso con l’Italia è strettamente militare e non comprende clausola alcuna di natura politica od economica. Queste clausole verranno determinate a suo tempo e, conseguentemente, gli articoli dell’armistizio non verranno per ora pubblicati e nemmeno comunicati al Parlamento Inglese. Per effetto dell’armistizio il Maresciallo Badoglio si obbliga a respingere con le sue forze qualunque attacco da qualsiasi parte provenga”.
- Alle ore 19 l’ambasciatore tedesco Rahn viene chiamato dal nostro Ministro degli esteri Guariglia che gli comunica come, in considerazione della situazione militare disastrosa, il maresciallo Badoglio è stato costretto a chiedere agli alleati un armistizio. L’ambasciatore tedesco dichiara:
“Io non accuso il popolo italiano, ma coloro che hanno tradito il suo onore e dico a voi che il tradimento resterà come un carico pesante sulla storia d’Italia: il vostro Re mi ha detto ancora stamane che l’Italia continuerebbe la lotta, fedele alla parola data affianco della Germania. Ora si vede che cosa vale la parola del Re e del Maresciallo Badoglio”.
- Alle ore 19, 45, l’ora del giornale radio, viene trasmesso il disco inciso dal Maresciallo Badoglio.
- Alle 22, al Ministero della Guerra, dove con la famiglia reale si sono trasferiti tutti i capi militari e politici, si va a letto persuasi che i tedeschi si ritirino verso gli Appennini.
- Alle 23,30, il considerazione della delineata resistenza tedesca, si decide la partenza della famiglia reale, del governo e del comando supremo.
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| 9 settembre 1943 |