STORIA DI UN ASSASSINIO
"L'omicidio di Giovanni Gentile"

(Parte seconda)

 

La decisione, comunque, era stata presa. Giovanni Gentile, filosofo e professore, amato persino da molti dei suoi detrattori avrebbe pagato per qualcosa che non aveva commesso e che non faceva parte del suo credo.

L'azione veniva decisa localmente, senza il consenso o l'ordine impartito dal partito comunista a livello nazionale il quale, però , avrebbe in seguito rivendicato l'azione attraverso le parole di Palmiro togliatti

Le uniche approvazioni al piano del Sanguinetti erano giunte dal leader del Pci di Firenze, l'ex operaio cementista Giuseppe Rossi e dallo studioso Ranuccio Bianchi Bandinelli.

 Quest'ultimo, approvando il criminale attentato, disse che sarebbe stato un atto terribile, ma necessario.

L'azione, quindi, era stata decisa localmente e, come precisa la Mattei, senza alcuna ingerenza massonica o dei servizi segreti britannici o, ancora, degli estremisti di Salò che, vedevano in Gentile un rivale più che un alleato. Persino l'articolo di Concetto Marchesi, che aveva scritto contro il professore fiorentino e che sembrava un decreto di morte, non era stato il motivo ispiratore, né parziale, né totale, della decisione presa. Quell'articolo sarebbe stato considerato dai gappisti un avallo postumo.

La Mattei, a questo punto, racconta una parte importante di quell'avvenimento aggravandone la drammaticità del momento e regalando di lei un'immagine sconcertante, un immagine che non può in alcun modo  rientrare in concetti di onestà politica e personale.

Ecco ciò che racconta a chi l'ha intervistata: "Conoscevo Gentile perché ero studentessa di filosofia. Per fare in modo che i gappisti incaricati dell'agguato potessero riconoscerlo, alcuni giorni prima li accompagnai presso l'Accademia d'Italia della Rsi che lui dirigeva. Mentre usciva lo indicai ai partigiani, poi lui mi scorse e mi salutò. Provai un  terribile imbarazzo. Per ottenere informazioni sui movimenti di Gentile, sfruttai la mia amicizia con una studentessa germanista, Lavinia Mazzucchetti, che all'epoca lavorava presso la sua casa editrice, la Sansoni. Dopo l'attentato lei s'infuriò con me, perché aveva capito tutto".

A distanza di qualche millennio, insomma, si ripeteva il tradimento perpetrato da Giuda ai danni di Cristo.

Anche Giuda aveva dovuto indicare Cristo ai gendarmi perché lo catturassero. Ma per quel tradimento, Giuda, roso dal rimorso e non "dall'imbarazzo", si impiccò.

Teresa Mattei, invece, dopo il tradimento e l'uccisione di Gentile, dopo  sessant'anni trascorsi, ha convalidato ancora le sua convinzione dell'epoca, senza alcun rimorso e senza alcun pentimento, dimostrandosi così di essere peggio di Giuda.

Il 15 aprile del 1944 il gruppo di GAP guidato da Bruno Fanciullacci, che in seguito verrà catturato e ucciso dai tedeschi, compie l'assassinio. L'anziano ed inerme filosofo cade sotto i colpi di pistola esplosi dai partigiani.

L'impressione che suscita quell'assassinio è enorme. Viene disapprovato persino dal Cln toscano dove i comunisti si astengono.

Il Partito d'Azione attraverso un articolo scritto da Tristano Codignola si dissocia dal crimine commesso.

Si dimostrano contrari a quell'agguato addirittura i dirigenti nazionali del Pci, almeno inizialmente.

Oggi la Mattei, pur rimanendo delle sue idee ed approvando quell'azione, riconosce in Gentile la sua genialità e di lui dice:"filosofo nettamente superiore a Croce". Non solo. Continua affermando di sapere che il filosofo fiorentino aveva protetto diversi studiosi antifascisti durante il governo totalitario di Mussolini e ne ricorda l'indole bonaria tanto da sostenere che :"A casa sua c'era sempre un piatto di minestra per chiunque".

Ma, dopo aver riconosciuto pregi difficili da trovare in un nemico, torna ad affermare la correttezza dell'azione compiuta. E per avvalorare la sua tesi dichiara che:"In guerra la vita umana perde valore. Ci muovevamo in mezzo al sangue, assistevamo ogni giorno a crimini orrendi che ci avevano induriti. Ci sono momenti nella storia, che non ammettono mezze misure".

 

Pare, però, che le affermazioni della Mattei, valgano solo per la parte vincente. Il valore della vita dei partigiani, ancora oggi, è divinizzata e ricordata con rimpianto ed ostentato dolore.

 Cosa che non è per chi da loro è stato ammazzato senza ragione.

La Mattei, dopo la morte di Gentile, non conclude la sua carriera partigiana. In luglio assaggia, in parte,  la durezza delle regole di guerra e l'intransigenza disumana dei suoi compagni.

Così racconta:"Un altro mio fratello, Nino, era stato preso in ostaggio dai tedeschi insieme a un gruppo di antifascisti. E si sapevo che si stava preparando un attentato a un importante centrale telefonica, con il rischio di scatenare una rappresaglia sanguinosa sui prigionieri. Andai da Rossi per scongiurarlo di rimandare l'azione: lui era addolorato,  perché mi voleva bene e mi stimava, tanto che nel 1946 mi avrebbe fatta candidare alla Costituente, della quale fui la deputata più giovane. Ma allora mi rispose con un'alzata di spalle. Mi rivolsi a Sanguinetti, che più tardi avrei sposato, e anche lui disse che non c'era niente da fare. Mi diede ascolto solo l'azionista Enzo Enriques Agnoletti, la cui sorella Anna Maria era stata torturata e fucilata dai nazifascisti".

La versione della Mattei, oltre a far comprendere che non esistevano pietà e rispetto neanche per i familiari dei partigiani che, ignari, si sarebbero trovati a pagare lo scotto delle loro azioni, lascia anche una preziosissima testimonianza.

I partigiani ben sapevano che, come risposta alle loro azioni, i tedeschi avrebbero applicato le leggi di guerra che prevedevano l'uso della rappresaglia.

Di questo, la Mattei, ne era a conoscenza, e per questo aveva chiesto di sospendere i preparativi dell'azione comunista.

Quando si parla di via Rasella, invece, pare che quei partigiani, (anch'essi appartenenti ai GAP), non  sapessero nulla sulla più che probabile rappresaglia tedesca. Nel corso dei decenni, a guerra finita,  i GAP romani hanno sempre sostenuto si essere rimasti completamente all'oscuro delle azioni che i tedeschi avrebbero potuto compiere dopo la strage che i comunisti avevano commesso.

CONTINUA...