Simbolo del M.F.L. e caratteristiche della sedicente segreteria.
Altro lato oscuro della storia del M.F.L. è la parte che riguarda il simbolo. Da chi crede di detenere il potere del movimento non è mai trapelata un'altro pezzo di realtà particolarmente destabilizzante per tutta la struttura dirigenziale, o pseudo tale, che in un attimo rischierebbe di essere messa in discussione e con essa l'intero assetto del movimento fondato da Pisanò.
Il Martorana, al tempo della sua segreteria, oltre ad aver compiuto quanto è stato raccontato fin qui, ha provveduto a registrare a proprio nome il simbolo del movimento in maniera tale che i vecchi usurpatori non avessero modo di farlo apparire pubblicamente nelle loro assemblee arbitrarie o durante le loro opere di demolizione pubbliche. La registrazione del simbolo, avvenuta presso la Camera di Commercio ed Artigianato di Milano, è riuscita a proteggere il movimento dagli attacchi esterni e, spesso, l'utilizzo improprio da parte degli impostori è stato un motivo in più per ricorrere alla presentazione dei provvedimenti d'urgenza ed ottenere le ordinanze pubblicate su questo sito.
Dopo che il Martorana è stato costretto a dare le sue dimissioni e dopo l'avvenuto "congresso furbata" la proprietà del simbolo del movimento non è passata in altre mani. Essa, infatti, è rimasta di proprietà dell'ex segretario.
Tanto basterebbe ai furbi dirigenti, nati dalla furbata congressuale di Torino, per far chiudere baracca e burattini nel giro di pochi giorni a tutto il movimento Fascismo e Libertà.
Nonostante questo, le contumelie, le vessazioni, le offese, le ingiurie nei confronti del detentore del simbolo, da parte del sedicente segretario nazionale del M.F.L., non sono cessate, anzi, ogni occasione è buona per inveire, disconoscere, disprezzare e, soprattutto, auto elogiarsi per azioni mai compiute e per capacità politiche irrisorie, disprezzando e ingiuriando il suo predecessore.
Ma se, oggi, il movimento ancora vive, non è grazie alle capacità politiche ed intellettive dell'attuale sedicente segreteria, ma alla bonarietà - e forse anche alla pietà - di chi detiene la proprietà del simbolo sotto il quale, la sedicente dirigenza, grida e strepita ordini da una parte e ingiurie dall'altra, non ricordandosi quanto poco basterebbe per far tacere tutto il complesso poco edificante di coloro che hanno indetto il "congresso furbata" facendosi eleggere a cariche che dovrebbero ritenere molto precarie.
Ma gli atteggiamenti sbagliati, come abbiamo visto, non sono stati diretti solo verso una persona. Se così fosse stato, ci sarebbe potuta essere anche l'attenuante del litigio avvenuto, del rancore non sopito e dell'insofferenza verso quella determinata persona, situazioni, queste, facenti parte dell'animo umano. In realtà i modi usati, sia in campo politico che al di fuori di questo, sono sempre stati di origine caratteriale, insiti nella persona che li ha esternati.
Dopo i comportamenti avuti, che hanno indotto coloro che si sono trovati colpiti a chiedere l'intervento della magistratura al fine di tutelare la propria dignità da chi non ha voluto mantenerne il rispetto, il sedicente segretario, rimanendo in tema con le sue caratteristiche, si è dimostrato all'altezza della sua gloria con un altra chicca.
Nel giugno del 2005, presso alcuni forum, è comparso un documento redatto dalla Polizia di Stato dopo che il sedicente Segretario Nazionale attuale del M.F.L. era stato chiamato per fornire la sua testimonianza sulla pubblicazione del libro "Toghe e Forchette" scritto dall'avv. Edoardo Longo ed edito dalla casa editrice Littoria di Giuseppe Martorana, (altra creazione dell'ex segretario nazionale del M.F.L. durante la sua carica).
Ciò che è stato riportato sul verbale, (vedi documento), non era relativo solo alle domande fatte dalle Autorità competenti ma, leggendolo nella sua completezza, erano state aggiunte informazioni personalissime che rendevano ancora più pesanti le accuse rivolte sia alla casa editrice, sia all'autore del libro.
Nonostante il fatto che rimane un preciso dovere da parte dei cittadini rispondere alle domande degli inquirenti, moltissime persone, venendo a conoscenza della questione, hanno però definito del tutto arbitraria l'eccessiva solerzia prestata, intravedendo in questo una speranza, da parte del testimone, di poter aggravare la situazione già di per se delicata dei citati in giudizio.
In sostanza, sul verbale trascritto dall'ispettore preposto, il sedicente segretario nazionale, dimenticandosi di aver partecipato attivamente alla stesura del libro, di aver ricevuto, in primis, il manoscritto dall'avv. Longo, di averne trascritto il testo sul suo computer, di averlo impaginato corredandolo di foto e fotocopie di documenti inerenti al testo, di aver, poi, trasmesso una copia alla Littoria, di aver assicurato alla casa editrice la mancanza di ogni possibile problematica legale, di aver ricevuto, in seguito, alcune centinaia di copie del libro stampato a spese dell'editore e dell'autore, di averle vendute tenendo per se il ricavato, ha tirato in ballo non solo i due diretti interessati, chiamandosi fuori come se tutto quanto abbiamo appena detto fosse da imputare ad altra persona, ma, in più, ha cercato di "imbeccare" gli ispettori della Polizia, facendo intravedere la partecipazione ai reati contestati, del Quotidiano "Rinascita- Quotidiano di liberazione nazionale". Il giornale, secondo il sedicente e solerte segretario nazionale del M.F.L., era reo (il testimone in questo frangente dice "...caso curioso...") di aver promosso in una sala pubblica la recensione del libro alla presenza dell'autore.
Quali fossero i motivi per i quali il solerte sedicente segretario del M.F.L. abbia cercato di instradare le indagini anche verso il quotidiano non ci è dato saperlo. Ma, conoscendo l'indole del personaggio, niente di più facile che si sia trattato di qualche secolare acredine politica intercorsa tra i due o della solita invidia spesso mostrata dal personaggio verso chi riesce ad arrivare alle mete che si prefigge.
Fatto sta che la notizia è stata, poi, riportata il 23 giugno 2005 dal quotidiano preso sotto mira che ha sottolineato la smodata "... voglia di informare ..." del sedicente segretario nazionale del M.F.L.
Nel frattempo i forum di Fiamma Tricolore e Politica On Line avevano aperto una discussione su tale contenzioso commentato sfavorevolmente la "... voglia di informare ...", per dirla con le parole di "Rinascita", del sedicente segretario.
E' bene sottolineare due aspetti singolari della questione:
il primo è relativo al voler, in tutti i modi, liberarsi, o comunque creare fastidi, a coloro che, il sedicente segretario, ritiene siano dei suoi nemici o antagonisti. A questo va aggiunta una buona dose di invidia, astio, rancore e tanta, tanta ipocrisia;
il secondo aspetto è quello che l'esistenza del primo aspetto non avrebbe potuto permettere, ovvero una telefonata alle persone citate avvisandoli della situazione per fare in modo che gli interessati potessero correre ai ripari, (legali), o, quanto meno, informarsi fino dove possibile sulla situazione attuale.
Il silenzio, in questo frangente, è stato re! Stessa tattica usata per gran parte della storia nascosta di cui abbiamo narrato. Silenzio, indifferenza e "trappole" furbamente nascoste.
Il verbale, una volta messo in visione pubblica, oltre ad essere stato ripreso da "Rinascita" e dai forum prima citati, è stato anche tema di discussione diretta ed indiretta fra il "testimone" e le persone indagate.
Ogni messaggio di risposta da parte del sedicente segretario del M.F.L. è stato un continuo ripetere la minaccia di denuncia verso gli interlocutori, sperando così di esacerbare i loro animi fino a farli cadere in qualche tranello legale al quale spesso si affida il sedicente segretario, -benché, poi, sputi veleno su quella stessa magistratura a cui chiede di intervenire affinché lo difenda -. Sporchi giochi che danno il chiaro senso di quali segni "benevoli" e "camerateschi" il sedicente segretario sia capace.
A conclusione della situazione va detto che anche il Martorana era stato chiamato a rispondere alle Autorità di polizia, ma non come persona informata sui fatti, bensì come possibile correo con l'autore. La Digos, infatti, più o meno nello stesso periodo in cui veniva chiamato il solerte "testimone", si era presentata presso gli uffici del Martorana con un mandato di perquisizione nel tentativo di dare un nome all'autore di quel libro che, firmandosi, aveva usato lo pseudonimo di "Robin Hood".
In quel caso non c'era molto da fare. I contratti erano negli uffici. C'erano solo due scelte da prendere; o far mettere l'ufficio a soqquadro dalla Digos, con il rischio di vedersi apporre i sigilli di sequestro sulle porte per dar modo ai funzionari di poter visionare tutti quei documenti che non erano stati controllati in quel frangente, fino alla scoperta dei contratti e delle bozze, oppure evitare quell'inutile danno e perdita di tempo consegnando quanto avrebbero comunque trovato. La seconda scelta è sembrata la più ovvia e meno dolorosa per tutti.
Ma, a differenza del sedicente segretario del M.F.L., non appena la Digos aveva verbalizzato la documentazione presentata, il Martorana avvisava tempestivamente l'avv. Edoardo Longo dell'accaduto trasmettendo via fax i verbali rilasciati dalla Polizia.
Da parte del Martorana non c'e' stata alcuna "testimonianza" circa altri possibili aspiranti alla lista inquisitoria. Anche perché, oltre a non essergli stato chiesto nulla in merito, così come, di certo, nulla nel merito era stato chiesto anche al sedicente segretario del M.F.L., non ha mai ritenuto scontato citare, sia il quotidiano "Rinascita", sia altre associazioni culturali e/o politiche che avevano recensito il libro del Longo.